Mercoledì, 5 Marzo 2008...6:31 pm

Milano non è l’America

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- scritto lunedì -

(il contenuto di questo post non vuole essere assolutamente offensivo nei confronti degli abitanti delle grandi città, men che meno, dei milanesi, che io peraltro adoro)

 

oggi in pausa pranzo stavo stirando allegramente (!?) con pensieri sparsi qua e là… musica dei timoria in sottofondo, la super mega raccolta che mi ha regalato mia sorella per natale.

tra una t-shirt e un fazzoletto, canticchiando, ho ripensato ai discorsi di ieri, con una coppia di amici di famiglia, provenienti da milano.

lei mi fa mille domande sul mio corso di cucina del lunedì sera e mi dice “se non fosse per i chilometri verrei proprio volentieri… che belle cose che fate qui…”

il marito, appassionato di arte e talentuoso pittore/disegnatore fai-da-te, mi chiede del mio corso alle belle arti e gli racconto di tecniche nuove, dei pastels, degli esercizi e delle copie dal vero o d’autore, di come la mia insegnante appoggi solo la punta della matita e sappia cambiare l’espressione di un volto.

e lui che è già bravo di suo, chissà come potrebbe migliorare se seguisse il mio corso.

sogghigno, ripensando ai loro visi, quando poi ho aggiunto che il mese prossimo inizio un corso di fotografia di circa due mesi, che sarà teorico una sera alla settimana e poi nel week end si va insieme in giro per la città o in campagna ad esercitarsi.

“noooo…. sarebbe il mio sogno… per natale mi hanno regalato la reflex ma non la so usare…”

se avessi detto che tutto questo popò di corso mi costa solo 100 euri credo che mi sarebbero svenuti lì.

confesso che mi sono sentita un bel po’ orgogliona della mia piccola città depressa, dormitorio, dove non c’è niente.

vuoi che a milano non ci siano le stesse possibilità? anzi, ce ne saranno sicuramente molte di più, ma con tanta scelta magari non si sa neanche bene dove andare a cercare.

qui cresciamo con il mito di torino e di milano, specie negli anni che precedono l’università.

poi non so se per non contraddirsi o per necessità, alcuni continuano a fare i pendolari finchè gli regge la salute.

passare tre-quattro ore al giorno su treni-bus-tram-metropolitane, arrivare a casa alle dieci di sera, dopo essere usciti al mattino alle sei, per fare poi un lavoro qualsiasi, che mica tutti sono amministratori delegati di una grande multinazionale… mi sembra  un pensiero che non posso prendere in considerazione per la mia vita.

a volte li guardo quando scendono dai treni con lo sguardo spento e sognano una doccia calda e un letto qualsiasi, con il fegato un po’ spappolato dal panino quotidiano e con i vestiti da mettere direttamente in lavatrice, scarpe comprese.

e mi sento fortunata. anche di poter stirare in pausa pranzo. 

e poi questa è la città dei brillantini… che la mia amica del cuore quando non trova qualcosa mi chiama e ogni volta si sorprende di trovare quel che cerca e magari di spendere anche di meno. 

tra un asciugamano e una camicia del t.m., i timoria cantano “milano non è l’america”: milano non è l’america, e forse ai giorni nostri neanche più l’america stessa lo è.

“l’america”, intesa come il luogo in cui i sogni si possono realizzare a volte è più vicina di quanto si possa immaginare, forse dipende dai sogni, forse dipende dalla capacità di appassionarsi e apprezzare il proprio prato e non sempre necessariamente quello del vicino, forse a volte le cose bisogna cercarle, forse a volte i sogni ti vengono a bussare ma se non ti trovano a casa vanno a bussare da qualcun altro.

 

“Prendi la vita e difendila senza pietà,
come la volpe impaurita rincorre la sua libertà” 

Milano non è l’America – Colori che esplodono – Timoria – 1991

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