ieri sera ero a san siro per il concerto dei depeche mode
la mia prima volta a san siro
ciuspi… è grandicello!!!
grazie ai preziosi suggerimenti della mia amica principessa e al suo principe consorte siamo arrivati senza traffico e senza stress per il parcheggio, a pochi passi dalla meta
così ci siamo fatti una passeggiata tra le villette che probabilmente erano lì prima dell’invasione e tra i grandi palazzi che da lontano sembrano essere un tutt’uno con lo stadio
e abbiamo considerato che questa povera gente sarà sì comoda per andare a vedere la partita o che nelle sere d’estate non hanno bisogno della televisione, possono aprire le finestre e ascoltarsi gratis ogni mega concerto che noi magari ce lo sognamo… però che vita!
il nostro ingresso era l’unico senza coda e così in un battibaleno stavamo percorrendo i corridoi e le rampe di scale di accesso al primo anello.
prima del concerto ho vissuto uno dei momenti più traumatici della mia vita: il bagno delle donne
non ho mai – giuro mai - visto niente del genere neppure nell’autogrill più trascurato o nelle tende dei beduini del deserto: al di là di ogni immaginazione.
lo stadio sembra più grande visto da fuori.
note dolenti:
- i seggiolini sono per sederi taglia 42-44,
- lo spazio per le gambe è per persone non più alte di mt 1,60
- io non rientro nè in un caso nè nell’altro.
i depeche sono incredibili, con trucco e parrucco e sobrie tutine argentate e ovviamente unghie delle mani pittate di nero
hanno cantato le loro canzoni ad un pubblico mediamente maturo, un po’ più timido sulle nuove, ma scatenato sulle musiche che ci hanno fatto ballare negli anni ottanta.
sarò patetica, ma la mia preferita rimane sempre “enjoy the silence”
oltre allo spettacolo sul palco, ce n’è stato uno sugli spalti: quello del popolo dei depeche
e passiamo alla carrellata dei personaggi pittoreschi:
la mamma cubista: graziosa signora sulla quarantacinquina in versione aderent-total-black e stivale anni ottanta, ha ballato e cantato scatenata dall’inizio alla fine. il figlio approssimativamente noveenne a tratti pisolava, mangiava agnolotti crudi (?) e ballava imitando i movimenti braccio-circolatori della madre
il ventenne complessato: quattro-cinque file avanti a noi c’erano un gruppetto di ragazzi giovani (circa 20-25 anni) tra cui spiccava un ragazzo un po’ robusto (e io sono della lega per la protezione dei robusti) evidentemente timido e pieno di complessi, che per fare il figaccione con due biondine lì vicine ha bevuto birre tutta la sera e fumato di tutto. e dai sorrisi forzati delle biondine sembrava non avere l’effetto sperato…
edipo chi era costui: fanciullo circa trentenne con madre seduta alla destra e fidanzata alla sinistra. imbarazzante somiglianza della fidanzata alla suocera
la litizzetto-sosia: giuro mai visto una tanto somigliante alla mitica luciana. magra magrissima da fare spavento. lei sul seggiolino ci stava due volte. lei aveva la particolarità di indossare due orologi, uno per polso. il suo lui invece due fedi, una per anulare. bohhhh
lo scappato da piazza affari: questo tizio l’ho anche fotografato perchè era l’unico in mezzo alla folla ad essere in completo grigio scuro con tanto di giacca e sicuramente aveva la ventiquattrore in pelle umana sotto il seggiolino
il batterista mancato: a fianco a noi c’era una coppia che è arrivata un po’ in ritardo, dall’aspetto un po’ naif. era divertentissimo vedere ballare lui, che di tanto in tanto simulava di suonare la batteria. siparietto finale da cui ho capito che probabilmente non erano mai stati ad un concerto perchè non sapevano che in ogni concerto c’è una finta conclusione, poi c’è la supplica da parte del pubblico di concedere uno o due bis.
in tutto questo non è che io e il t.m. fossimo i più normali.
chissà se qualcuno si è accorto che nell’attesa del concerto ho provato se entrava ancora un orecchino nel lobo del t.m., in vista degli eventi della prossima settimana….